Vive la liberté!

Contro la tregua e il cessate il fuoco in Ucraina?


In questi giorni si è acceso il dibattito, in Italia come in Europa, se si debba o no “accettare” che Trump e Putin si accordino per uno stop alla guerra in Ucraina, con conseguente partizione del Paese. Certo è un bene che la guerra si fermi, si dice, ma come si può accettare un accordo che non coinvolge Zelensky e la UE? E poi, Putin ha deciso di invadere l’Ucraina – violazione del diritto internazionale – e ora lo si accontenta concedendogli quello che voleva sin dall’inizio, cioè il Donbass? Non è accettabile! Questa è di fatto una resa per l’Ucraina, viene detto (ultimo, il “rappresentante esteri” del Pd, Giuseppe Provenzano).

Dobbiamo, dunque, rifiutare l’accordo e continuare ad armare l’Ucraina fino alla vittoria, ovvero fino a che non si riprende i territori occupati?

In molti hanno guardato con sollievo alla prospettiva che la guerra potrà avere fine e che si allontana anche lo spettro della guerra nucleare. Pur nello stordimento dovuto alle iniziative del “pazzo” biondo, i pacifisti di ogni colore hanno salutato con apprezzamento la possibilità che si depongano le armi. Poco importa, a loro, che anche a destra abbiano gioito – l’uomo forte Putin è sempre stato un riferimento, anche se malcelato e ora che viene a patti con l’aspirante autocrate americano non si può che essere contenti. Ciò che importa, si dice con spirito di real politik, è che si arrivi ad uno stop alla guerra.

I bellicisti nella UE e in Italia – con in testa buona parte del Pd e i “centristi” – accusano i pacifisti tutti di essere stati “fulminati” da Trump non tanto perché la sua iniziativa avrebbe portato alla pace – «noi siamo sempre stati per una pace giusta in Ucraina» – ma perché avrebbe abbandonato l’Ucraina al suo destino non appoggiando un suo ingresso nella Nato, come ha sempre voluto Putin, e sancendone la spartizione, addirittura pretendendo in cambio della futura protezione 500 miliardi di dollari in giacimenti di terre rare. Trump è un autocrate: come si può appoggiare il suo accordarsi con Putin, dittatore sanguinario e ricercato dal Tribunale penale internazionale? Come si può appoggiare Trump che vuole portare a termine la pulizia etnica a Gaza? E come si può accettare che Putin, dopo aver violato il diritto internazionale invadendo un Paese sovrano, la faccia franca ottenendo parte dei suoi territori? Così facendo, ci viene detto, Putin potrà invadere i Paesi Baltici, e farla franca, la Moldova e poi, magari, puntare alla Polonia!

Ci sono due argomenti che vanno rinfacciati subito ai bellicisti europei e nostrani. Il primo è che il diritto internazionale viene tirato in ballo solo quando fa comodo. E Israele? Il nostro Presidente della Repubblica ha ricevuto con tutti gli onori il suo omologo israeliano, dimenticando che quello è un Paese che sistematicamente viola il diritto internazionale sin dalla sua nascita. E dimenticando che il premier di quel paese è accusato, tanto quanto Putin, dal TPI per crimini contro l’umanità per quello che ha fatto a Gaza. Infine, cosa ne è stato del diritto internazionale quando la NATO a guida USA ha bombardato Belgrado, consentendo poi la secessione della provincia del Kosovo – dove una maggioranza etnica albanese prevale su quella serba – perché perseguitata da un autocrate. Del diritto, in quel caso, se ne sono fatti un baffo. E il Donbass, allora, non aveva chiesto e lottato per la sua autonomia e indipendenza sin dal 2014, ovvero da quando un golpe pro-europeo aveva spodestato un Presidente eletto (pro-russo) ed era iniziata l’ucrainizzazione del Paese? E poi, in base a quale norma del diritto internazionale si è potuto invadere l’Afghanistan e poi l’Iraq, spodestandone e uccidendone il dittatore, e poi la Libia, con la stessa sorte?

Non sarebbe stato meglio agire in modo che in Ucraina non si arrivasse alla secessione? Non sarebbe stato meglio che la NATO non si fosse estesa ad est, tradendo le promesse fatte e creando un oggettivo problema per Putin? E poi, quando in questi tre anni si è detto che si sarebbe cercata una soluzione negoziata, come la si immaginava? Non si sarebbe, comunque, dovuto negoziare con Putin stesso?

Il secondo argomento riguarda invece la presunta intenzione della Russia, una volta annesso il Donbass, di occupare l’Ucraina tutta e poi gli altri Paesi vicini, un po’ alla volta. La Russia ha un PIL che è pari a quello dell’Italia, ben più piccolo dunque di quello dei Paesi UE messi insieme. Ha 140 milioni di abitanti (contro i 500 milioni della UE), un territorio estesissimo, con risorse minerarie a non finire. E la sua spesa militare è pari a un decimo di quella dei Paesi UE membri della NATO. È quello dunque un Paese che ha interesse a invadere i Paesi confinanti e poi l’Europa intera, scatenando davvero una guerra mondiale?

Detto tutto questo, quali sono le ragioni per essere contro il patto Trump-Putin, per quanto ruvidamente quelli abbiano escluso dalle trattative tanto gli ucraini che gli europei? Che per l’Ucraina è una resa? Quali garanzie aveva dato la democratica Ucraina che avrebbe risolto la questione del Donbass a favore delle popolazioni russe e russofone, quando ha messo fuori legge i partiti pro-russi e imposto la ucrainizzazione del Paese? E quali garanzie offre ora? L’offerta di entrare nella UE dovrebbe comportare la stretta aderenza ai principi e alle regole dell’Acquis Communautaire, il che appare molto lontano dal potersi verificare a breve.

Non si può essere contro ad un’iniziativa che ferma il conflitto e pone le basi per una trattativa. Anche se tronfiamente ora c’è chi dice che è la Russia ad avere perso il conflitto – perché in realtà voleva l’intera Ucraina e si dovrà accontentare – ammettere che l’Ucraina abbia perso non dovrebbe né sorprendere né provocare disappunto: c’erano tutte le premesse, create in otto anni di guerra civile, questo non è che uno degli epiloghi possibili (e forse il più probabile). Putin aveva chiesto che la NATO non si allargasse e che non si prospettasse per nessun motivo che l’Ucraina ne facesse parte. Era stato disposto ad un accordo prima, e non lo si è voluto nell’illusione che un conflitto avrebbe portato al crollo della Russia. Così non è stato e tanto vale prenderne atto. Forse Putin voleva l’intera Ucraina, non l’ha ottenuta. E ciò che ci deve preoccupare, ora, è il persistente bellicismo della UE che ostinatamente continua a vedersi assediata, quando invece dovrebbe fare di tutto per tornare a rapporti di convivenza pacifica con l’orso russo, che potrebbe giovare a entrambi. Tanto più se gli USA non saranno più un alleato affidabile.


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