Vive la liberté!

Bologna, cosa augurarsi nel 2025


(pubblicato su Cantiere Bologna,30 dicembre 2024)

L’anno 2024 si chiude e il bilancio che possiamo fare, nella città turrita, è appena positivo. Stiamo meglio che in molte altre città d’Italia, ma non stiamo poi così bene, in questo paese governato male e sempre più impantanato in uno stato di stasi perenne (ma di questo si dovrebbe parlare in un pezzo dedicato). Un Paese triste e malconcio in cui Bologna poteva essere un “riferimento” ma non lo è (forse non lo è mai stato, ma ha avuto in passato momenti in cui è stata pioniera).

Intanto, ci sarebbe da augurarsi che ogni volta che piove con insistenza non venga giù il cielo e che non ci si debba attrezzare per far fronte a un alluvione. Certo, c’è il cambiamento climatico, ma anche noi facciamo la nostra parte e potremmo contenere l’emissione di gas serra, ridurre a zero il consumo di nuovo suolo, dedicarci al dissesto idrogeologico. L’ultimo bollettino annuale dell’Ispra ci ha visti primeggiare, come regione (i dati si riferivano al 2023), e tutto fa pensare che nell’anno appena trascorso non sia cambiato nulla (tra impermeabilizzazioni di suoli, tagli di alberi, e cantieri a destra e a manca). Ma si potrebbe cambiare verso nell’anno che viene, se solo lo si volesse. Con gesti e misure eclatanti, magari, del tipo investimenti massicci nel trasporto pubblico, interruzione di ogni progetto di allargamento strade, non più un albero tagliato per qualunque ragione (se non è pericolante e se non lo si è fatto morire). Perché il cambiamento climatico è ora, non possiamo aspettare cinquant’anni. Ora dobbiamo invertire la rotta.

In secondo luogo, ci si potrebbe interrogare su quale città andremo a vivere. La “maledizione del trolley” ci affligge forse meno di Firenze, Venezia o Roma, ma siamo sulla buona strada di una turistificazione di massa che fa lievitare i prezzi di tutto, a cominciare dagli affitti, con la moltiplicazione dei “punti ristoro” che ha fatto del centro storico un gigantesco dehor. Certo, il trolley porta reddito ai proprietari di case – ma quanti appartamenti sono oggi di proprietà di grosse compagnie? – ma sottrae residenti e vita vissuta. A ciò si aggiunge il fatto che la “gentrificazione” della città procede a ritmo spedito (un tempo si diceva “boghesizzazione”, perché erano i ceti abbienti che soppiantavano quelli meno ricchi, ma in inglese suona diverso…). Cosa porteranno, infatti, i prossimi “addetti” ai vari tecnopolo, data center europeo e via dicendo che già oggi stano cambiando il paesaggio urbano a nord della città? Centinaia di professionisti andranno a lavorare nelle nuove strutture, persone con redditi medi altissimi. Dove pensiamo che andranno a vivere? E che effetto avrà questo sul mercato locale degli affitti, se non quello di farli ulteriormente lievitare?

Un effetto l’abbiamo già visto. L’Università di Bologna perde studenti fuori sede provenienti da altre regioni. Il bilancio di previsione 2025-2027 dell’Alma Mater, approvato poco prima delle feste, lo fa capire chiaramente. Aumentano gli studenti dall’Emilia-Romagna e quelli internazionali, calano le/gli studenti fuorisede, cioè da altre regioni. Crescono i proventi delle “tasse universitarie” perché sono sempre meno gli esoneri per reddito familiare basso e sempre di più iscritte e iscritti nella fascia Isee più alta. E questo perché i prezzi e soprattutto gli affitti sono talmente alti, trovare casa è così difficile, che riesce a venire a studiare chi ha già casa o può fare il pendolare, oppure chi può contare su una famiglia benestante. Non c’è esonero dalla retta o borsa di studio che tenga: studiare a Bologna è diventato un privilegio.

I redditi dichiarati, peraltro, mostrano che a Bologna il reddito mediano, pur alto, è calato nell’ultimo anno (2022). Secondo l’ufficio statistico del Comune, tra il 2007 e il 2022, però, i più ricchi (dividendo in 100 il totale, il percentile più alto) hanno quasi raddoppiato il loro reddito (+74%). Il quinto delle persone a reddito più basso, invece, hanno addirittura percepito di meno. Tra i residenti a Bologna, ben il 27,7% ha un reddito lordo annuo di 12mila euro (1000 euro al mese!) e il 45% ha un reddito inferiore a 20mila euro. Solo il 2,5% ha un reddito lordo dichiarato sopra i 100mila euro (ma si appropria del 24,4% del reddito prodotto a Bologna).

Il Comune ci informa che vi sono quartieri e zone dove più di un quarto dei residenti vive in affitto (con criticità notevoli), soprattutto nel centro storico e dintorni limitrofi. Ci sono zone – nella cintura, come San Donato, Corticella e Barca – dove il reddito mediano è la metà di quello di altre zone (Colli) ed è sotto i 20mila euro (mediano vuol dire che metà della popolazione ha un reddito inferiore). La percentuale di famiglie povere, in quelle stesse zone, ma anche nel centro storico, supera il 30%. Insomma, ci sono zone a Bologna dove la potenziale fragilità economica, come viene definita dal Comune, è altissima.

Ci auguriamo, quindi, che si farà di tutto per rendere Bologna vivibile e sopportabile per quelle larghe fasce di residenti che ancora resistono, per non lasciare che diventi una città per soli ricchi ad uso dei “dannati del trolley” del turismo mordi e fuggi. Sappiamo che la nostra amministrazione è sensibile a questi temi, come a quelli del consumo di suolo, e saprà attrezzarsi perché al prossimo Capodanno non dobbiamo guardare indietro e rimpiangere l’ennesima occasione perduta.

Godiamoci il Bologna FC, la Virtus e la Fortitudo, la Coppa Davis ed altre amenità. Panem et circenses. Buon 2025!

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